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INTERVENTI SUL TERRENO > lavorazioni
Lo strumento ideale per le lavorazioni è la vangatrice meccanica. Nei piccoli oliveti e in quelli con sistemazioni difficili, può essere tuttora valido l'uso della vanga manuale. L'aratro voltaorecchio è un attrezzo da scartare perché rovina le radici. La fresa provoca la formazione della suola di lavorazione e può favorire la diffusione di talune infestanti. Data la superficialità dell'apparato radicale dell'olivo è sempre preferibile non approfondire le lavorazioni oltre i 20-25 cm. Gli interventi ordinari nell'oliveto consistono in una lavorazione autunnale-invernale con aratro a dischi polivomere, preceduta dalla distribuzione del composto o del letame, seguita da alcune estirpature o erpicature nel periodo primaverile-estivo, in funzione dell'andamento stagionale. Nelle zone siccitose si fanno parecchie estirpature o vangature nel periodo estivo in modo da ridurre al massimo la perdita di acqua. è inoltre consigliabile favorire l'inerbimento autunnale-invernale dell'oliveto al fine di agevolare le operazioni di raccolta e impedire fenomeni di erosione superficiale nei terreni in forte pendenza. Ottimi risultati si ottengono, dove è possibile, con l'inerbimento costituito da flora spontanea o da specie leguminose seminate allo scopo (a esempio, il Trifolium subterraneum per i terreni acidi e subacidi, e il Trifolium repens per i terreni alcalini); si avrà cura di sfalciare il sottoliveto, specie durante l'estate, mediante l'uso di un trinciasarmenti o di una barra falciante. Il Trifolium subterraneum è una leguminosa capace di fissare circa 50 kg di azoto all'anno. Una buona alternativa consiste, tradizionalmente, nel pascolo di animali (ovini, galline , tacchini ecc.) escludendo però quelle specie che potrebbero danneggiare le piante di olivo (capre, bovini, equini ecc). Pratica estendibile e facilmente attuabile in quasi tutte le aree meridionali è, invece, il sovescio di piante erbacee o spontanee o seminate nel periodo autunno-invernale e comunque trinciate in primavera. Si raccomanda, in tal senso, di effettuare sempre una rotazione delle piante da sovesciare, inserendo anche graminacee in coltura pura o in miscugli con altre specie (Tab. 4).
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Esempi di miscugli di essenze da sovescio (Italia Centro-Meridionale) |
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Zona geografica |
Specie utilizzata |
Dosaggio sementi (kg/ha) |
Epoca di semina |
Tipo di terreno |
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Centro |
veccia autunnale + orzo + trifoglio squarroso |
70 50 30 |
autunno |
terreni pesanti e difficili |
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avena + trifoglio persiano |
100 20 |
primavera (marzo) |
terreni freschi e ricchi |
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favino + veccia estiva senape bianca |
60 60 10 |
fino inverno (febbraio) |
terreni sciolti e calcarei |
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Sud |
avena + fieno greco |
100 30 |
autunno |
terreni siccitosi e poveri |
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lupino + sorgo |
100 50 |
autunno |
terreni acidi e sciolti |
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favetta + trifoglio alessandrino + girasole |
50 20 5 |
autunno |
terreni fertili e irrigui |
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INTERVENTI SUL TERRENO > irrigazione
Secondo alcune ricerche, per soddisfare le esigenze idriche dell'olivo, è necessaria una piovosità annua superiore ai 500 mm. Tuttavia l'olivo ha una capacità di adattamento notevole in virtù di alcune caratteristiche biologiche e fisiologiche che gli permettono di resistere a ridotte disponibilità d'acqua. Naturalmente i rendimenti produttivi e qualitativi della coltura variano in relazione alle condizioni più o meno favorevoli della disponibilità d'acqua, soprattutto per la coltivazione delle olive da mensa. L'olivo, in quanto pianta sempreverde, nonostante che per natura sia dotato di caratteristiche abbastanza rustiche, ha esigenze idriche continue, perché utilizza l'acqua durante tutto l'anno. Però le esigenze variano a seconda delle fasi produttive che caratterizzano il ciclo annuale. Durante il periodo inverno/primavera (periodo della mignolatura e della fioritura), una prolungata mancanza d'acqua può influire negativamente sull'allegagione e far aumentare la percentuale di fiori anomali. L'altro periodo molto critico è quello compreso tra l'allegagione e l'invaiatura (di cui la fase di indurimento del nocciolo rappresenta il momento più delicato). La condizione per una favorevole evoluzione di questi processi biologici è costituita da elevate quantità di acqua disponibile nel terreno. La mancanza di acqua durante la fase di accrescimento dell'oliva contribuisce ad accentuare la cascola dei frutti e quindi a ridurre la produttività. In linea molto generale sì può dire che i necessari apporti stagionali d'acqua per l'olivo possono essere quantificati in 1000-2000 metri cubi per ettaro (60-80 I per pianta adulta ogni tre giorni) nel periodo giugno-settembre. Una irrigazione ben programmata e condotta contribuisce ad attenuare il fenomeno dell'alternanza produttiVa. Con l'irrigazione si ottengono olive più grosse (interessante soprattutto per le varietà da mensa), minore resa in percentuale, ma maggiore quantità di olio nell'unità di superficie. Nell'olivicoltura intensiva sono diffusi vari sistemi irrigui. Gli impianti di tipo localizzato (a goccia, a spruzzo, a baffo ecc;) stanno superando i metodi tradizionali per aspersione, per scorrimento, a conca, usati più convenientemente per l'irrigazione di soccorso. L'irrigazione localizzata, oltre a comportare una sensibile riduzione del consumo d'acqua (25-30%), consente una distribuzione più uniforme dell'acqua nel tempo, con turni più brevi (ogni 2-3 giorni) e volumi irrigui più bassi. Essa, inoltre, assicura una maggiore efficienza dell'acqua che viene distribuita attraverso una adeguata disposizione degli erogatori in corrispondenza dei punti di maggior assorbimento dell'apparato radicale. Attenzione, però, un eccesso di acqua irrigua può facilitare l'insorgenza di fitopatie.
