il mondo greco

Quadro generale della situazione: in Grecia nel IV secolo a.C. Atene stava per dare inizio ad uno dei capitoli più importanti e splendidi della storia dell'uomo. Tuttavia i problemi posti dalla crescita demografica interna costringevano Atene, come altre città della Grecia, a profonde trasformazioni economiche interne e ad un maggiore sviluppo delle esportazioni per far fronte al fabbisogno cerealicolo.

L'olivo nella mitologia greca: la presenza dell'olivo nella mitologia è di grande importanza, direttamente proporzionale all'utilità della pianta. Una antica leggenda greca narra di una colomba partita dalla Fenicia per offrire un ramoscello di olivo al tempio di Zeus nell'Epiro. Il tema della colomba con il ramoscello di olivo è pure riscontrabile nel mito di Noé, anche se in questo caso si trova in ambito biblico. La stessa origine di Atene è legata all'impianto dell'olivo da parte di Atena, in lotta con Poseidone per la supremazia nella protezione della città. Zeus decretò vincitrice Atena, in quanto aveva donato agli uomini la pianta più utile e le concesse la sovranità su tutta la regione dell'Attica. Chiunque avesse abbattuto anche solo uno degli olivi sacri, diretti discendenti di quelli di Atena, sarebbe stato condannato a morte o, più tardi, all'esilio e alla confisca dei beni. Sempre secondo la mitologia, l'arte dell'agricoltura sarebbe stata insegnata agli uomini da Aristeo, figlio di Apollo e delle ninfa Cirene. L'olivicoltura era così importante che Aristeo avrebbe inventato anche i sistemi di estrazione dell'olio, tra i quali il frantoio.

Coltura , diffusione e scritture riguardanti l'olivo: alla coltura dell'olivo si dedicarono soprattutto gli abitanti dell'Asia minore e i Greci (questi ultimi, come testimoniano Plinio, Polluce e Teofrasto, erano riusciti a catalogare almeno una decina di varietà di olivo) che contribuirono anche alla sua diffusione nel resto d'Europa e non solo. La coltura dell'olivo si è prima estesa alle isole greche, soprattutto a Rodi, Cipro, Creta e da qui in tutti i paesi del mediterraneo, dove ha trovato una più ampia collocazione, come abbiamo potuto constatare. Il più antico frantoio rimasto è quello in pietra lavica trovato nell'isola greca di Cantorino. Da Creta l'olio veniva esportato in Egitto, ove si utilizzava per l'alimentazione e la cosmesi. Le rovine del grande palazzo-città di Cnosso rivelano la presenza di vari sistemi per l'estrazione dell'olio e di grandi recipienti ceramici detti pithoi, nonché di cisterne pavimentali; le tavolette di argilla delle biblioteche e degli archivi rivelano luoghi di coltivazione dell'olivo e di destinazione dell'olio. La produzione olearia greca, assieme a quella fenicia, invade il Mediterraneo, trasportata mediante anfore od otri in pelle. Ogni comunità greca del Mediterraneo utilizzava un diverso tipo di anfora, in modo tale che sui mercati si potesse immediatamente riconoscere la provenienza della merce. L'ampliamento delle aree coltivate ad olivi è prepotente in tutta la penisola greca.Regole precise stabilivano con grande minuzia anche gli aspetti concreti delle pratiche agricole, come l'allineamento e la distanza dei filari di olivi: l'olio era una delle merci più richieste nei traffici commerciali mediterranei dei Greci, dal Mar Nero all'Africa alla Spagna, con gli etruschi, i fenici e i barbari. L'importanza di questa coltivazione si traduce in una notevole serie di citazioni letterarie, nonché nella presenza dell'olivo nella mitologia. Nell'Odissea la presenza dell'olivo ricorre varie volte: è una trave di olivo quella che Ulisse ed i suoi compagni utilizzano per accecare il Ciclope. Molto spesso ricorrono episodi in cui i protagonisti sono unti di olio, come era uso dell'epoca. L'olio si utilizzava anche durante la tessitura, per ungere il filo. Forse il passo più celebre è quello relativo al letto nuziale di Ulisse. Lui stesso ( Libro XXIII ) aveva tagliato un enorme olivo "dal vasto fogliame" e vi aveva costruito intorno una stanza. Aveva quindi lavorato il tronco, incastonandovi ornamenti d'oro, argento e avorio, creando così un talamo bellissimo ed unico. Anche nell'Iliade viene descritta questa pianta bellissima , come si può leggere a fianco nella traduzione curata da Vincenzo Monti. Ma come si estraeva l'olio all'epoca di Omero? Nell'isola di Santorini è stato trovato un frantoio antichissimo, risalente all'età micenea. è composto da una pietra concava dove si deponevano le olive, e da una pietra convessa, che cadendovi sopra le schiacciava. La pasta di olive veniva immessa in cesti sovrapposti, che premendo uno sull'altro lasciavano fuoriuscire un liquido composto da acqua di vegetazione e pasta di olive.Da questo, dopo un periodo di decantazione, sarebbe poi affiorato l'olio.

Uso e consumo dell'olio d'oliva. Solone, uno dei Sette Savi della Grecia antica, aveva dato alla città un codice di leggi che esaltava il ruolo dell'olivicoltura ateniese.Secondo queste norme era assolutamente proibito tagliare olivi, se non per il servizio di un santuario o della collettività e in ogni caso fino ad un massimo di due all'anno; era ugualmente interdetta ogni esportazione dalla città di prodotto agricolo che non fosse l'olio d'oliva. Regole precise stabilivano con grande minuzia anche gli aspetti concreti delle pratiche agricole, come l'allineamento e la distanza dei filari di olivi L'olio, miscelato assieme ad altre essenze, era particolarmente apprezzato nel campo della cosmetica. In questo caso i preziosi unguenti erano conservati nei cosiddetti vasi a staffa.Con questi unguenti si interveniva anche sulle mummie e ramoscelli di olivo cingevano le stesse mummie, come corone e come collane. A partire dal 1876 degli scavi compiuti da archeologi tedeschi hanno portato alla luce nell'area di Micene, a Tirinto, in Argolide sia semi di olivo che lampade ad olio e recipienti per la commercializzazione dell'olio (bricchi, pithoi). In questo periodo storico l'olio d'oliva era una delle merci più richieste nei traffici commerciali. Anfore olearie ateniesi sono state ritrovate in molte città : dalla Spagna al Mar Nero e all'Africa. Ogni cittadino greco che frequentava il gimnasio consumava una quantità di olio stimata intorno ai 55 litri annui: - circa 20 litri venivano usati per l'alimentazione - circa 3 litri venivano usati l'illuminazione - circa 30 litri per l'igiene corporea dell'individuo - circa 2 litri venivano usati in ambito religioso per riti spirituali - circa 0,5 litri per il medica.

La comparsa della mola girevole. Per lungo tempo la triturazione si è effettuata con una grossa pietra mossa direttamente a mano o con dei bastoni di legno. E da questo che deriva il cilindro trituratore che, in alcuni casi, può essere azionato da un animale. La comparsa della mola perpendicolare è molto importante poiché è la prima apparizione di un movimento girevole in un congegno di trasformazione. Attualmente, il nostro più vecchio esempio è quello della città di Olynthe, nel nord della Grecia, e risale al IV secolo a.C.

Il congegno si presenta come il «trapetum» descritto da Catone nel Il secolo a.C. È azionato manualmente; se ne sono ritrovati parecchi esemplari di cui uno a Pompei. È un sistema che richiede una messa a punto molto precisa: le mole triturano le olive contro la parete del mortaio. Esse devono essere molto ben proporzionate alla propria dimensione. Di fatto si sono avuti molto presto parecchi tipi di mole perpendicolari, le «molae oleariae», a una o due mole che schiacciano sui bordi o sul fondo del recipiente. Questi sistemi si diffonderanno largamente nell'epoca romana.


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