il mondo contemporaneo

Quadro generale della situazione:

Fino ai nostri giorni, l'olivicoltura italiana (gelate permettendo, come quella del 1985) ha continuato a crescere in quantità e in qualità.

Sono cambiati i sistemi d'impianto e di potatura. Sono stati reimpiantati gli oliveti poco produttivi, e la meccanizzazione della raccolta in alcune zone è ormai una realtà. L'introduzione di nuove tecniche di spremitura, insieme al generalizzato anticipo dell'epoca della raccolta hanno reso possibile una grande e generalizzata crescita qualitativa. Oggi l'olivo è diffuso in gran parte delle regioni italiane e in tutti i paesi del bacino del mediterraneo.

I nomi degli oli e dei centri produttori più famosi sono conosciuti e ricercati in tutto il continente, come l'olio d'oliva della Riviera Ligure di Ponente che fece la prosperità dei centri costieri come Oneglia e Porto Maurizio. Questi traffici coinvolgono anche il Nuovo Mondo, dove all'esportazione dell'olio segue la trasmissione delle tecniche di coltura dell'olivo e di produzione olearia, secondo il meccanismo che aveva già permesso la diffusione dell'olivo in tutto il bacino del Mediterraneo: gli emigranti italiani hanno tentato la diffusione dell'ulivo in altri continenti, precisamente nella fascia temperata, quella che va dal 30mo al 45mo parallelo nord e alla zona corrispondente dell'emisfero Sud. Si produce olio negli Stati Uniti, in Cile e in Argentina, in Sudafrica, in estremo Oriente, in Russia e in Ucraina. Australia e Nuova Zelanda sembrerebbero avere zone idonee, e già sono in corso sperimentazioni.

Ma degli 800 milioni di piante di olivo esistenti oltre il 90% viene coltivato nel bacino del mediterraneo, e tra i paesi produttori l'Italia è protagonista assoluta. L'olio italiano è stato protagonista negli ultimi anni di una grande crescita qualitativa, crescita alla quale i consumatori non sono rimasti estranei. Non sono ormai solo pochi esperti a distinguere tra un olio piccante e un olio fruttato, tra un ligure e un toscano, tra un olio da bruschetta e uno da pesce. Perchè se è pur vero che non siamo il solo paese produttore di olio di oliva, l'olio italiano delle zone vocate non ha rivali al mondo.

Gli antichi dicevano: il Mediterraneo comincia e finisce con l'olivo, ad indicare il legame intimo e strettissimo tra la pianta e l'area geografica, considerate un'unità organica e ben distinta dalle provincie fredde e umide che cominciavano a nord e dalle zone desertiche e aride del meridione e dell'oriente; oggi questo non è più attuale.

Assieme con l'olivo si è diffusa nel mondo una civiltà alimentare, frutto della saggezza e del'esperienza di 6000 anni, riscoperta dalla scienza contemporanea e battezzata Dieta Mediterranea.


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