concimazione

CONCIMAZIONE

L'olivo, come tutte le piante, ha bisogno della presenza di humus per crescere e non è necessario che le sostanze nutritive siano offerte nella forma più prontamente disponibile. è bene perciò concimare con il letame maturo o con il composto poiché essi hanno una lenta cessione degli elementi fertilizzanti. In questo caso la vita microbica del terreno e il naturale contenuto in humus stabile sono importanti per una pronta disponibilità e una fertilità duratura. L'humus è, invece, un elemento equilibratore che trattiene sia le sostanze nutritive che l'umidità. Si è già ricordato come siano da escludere, per la coltivazione dell'olivo, i terreni fortemente acidi in cui, eventualmente, bisognerà apportare del calcio. L'azoto è importante per l'accrescimento, la formazione di fiori e frutti e per dare alla pianta sufficiente energia per contrastare gli attacchi parassitari. Se però non viene equilibrato con gli altri elementi fertilizzanti, può creare un inutile quanto dannoso squilibrio. La carenza di azoto si manifesta attraverso una crescita più ridotta, formazione di fiori imperfetti, produzioni scarse e alternate. Al fosforo, il cui assorbimento è relativamente modesto, si riconosce la funzione di regolazione della crescita essendo indispensabile nella divisione cellulare e nello sviluppo dei tessuti meristematici. La carenza di fosforo, molto rara, si manifesta con effetti negativi sull'accrescimento e sulla fruttificazione. Il potassio, che svolge un ruolo importante nei processi ossidativi energetici, è l'elemento che l'olivo consuma in maggior quantità. Se il terreno ne è carente, bisogna apportarne nella quantità occorrente. Il potassio regola il consumo d'acqua della pianta ed è un elemento importante ai fini di un aumento della resistenza agli eccessi o abbassamenti di temperatura e ad alcune malattie fungine. Le carenze di potassio sono poco frequenti e si manifestano, nei casi estremi, con necrosi degli apici delle foglie più vecchie e decolorazione della lamina fogliare. Anche il calcio è un elemento fondamentale per la crescita della pianta fino al punto che, una sua carenza determina, negli impianti giovani, vistosi fenomeni di rachitismo. Gli oligoelementi o elementi in tracce non sono da trascurare. I più importanti sono il magnesio e il boro. Nel letame e nel composto organico, specialmente se vi sono incorporate molte erbe e foglie, sono contenuti tutti ma si possono riscontrare, occasionalmente, carenze di boro, zinco, magnesio ecc. I terreni italiani sono abbastanza ricchi di oligoelementi, perciò, può essere sufficiente integrare il letame e il composto con modeste quantità di ammendanti specifici. Per riscontrare carenze e problemi delle piante, altrimenti non visibili, è utile far eseguire, presso appositi laboratori, la diagnostica fogliare. Dalla tabella 2 si ricava la composizione della pianta per i principali componenti. Si stima, inoltre, che per 100 kg di olive prodotte la pianta asporti 900 g di azoto, circa 200 g di fosforo e 100 g di potassio.

Composizione della pianta

in 100 parti di sostanza secca

Elementi nutritivi

Rami (%)

Foglie (%)

Frutti (%)

Calcio (CA)

1,44

2,54

0,84

Anidrite solforica (P2O5)

0,40

0,433

1,102

Ossido di potassio (K2O)

1,93

2,725

2,020

Azzoto (N)

1,008

1,841

1,180

Umidità

58

52

55

Tenendo conto di differenti condizioni ambientali, vari autori hanno proposto rapporti di concimazione diversi fra i tre principali elementi: azoto, fosforo e potassio. Si va da un 2:1:2 a un 1:0.5:1.5. Queste differenze si spiegano non soltanto con eventuali differenti condizioni di fertilità del terreno di coltivazione ma, soprattutto, con gli obiettivi produttivi che si vuole raggiungere e con un più o meno elevato grado di forzatura che si vuole imprimere alle piante. Il letame deve essere ben maturo e va distribuito nel periodo invernale (400-590 q/ha). Il migliore è quello di pecora e di capra. In alcune zone del sud fanno sostare le pecore (non le capre) sotto gli alberi di olivo durante la notte, in questo modo: si con-cima e si controllano le erbe infestanti. Il composto o il letame, vanno sparsi nel cono d'ombra delle piante in quantità variabile: dipende dal tipo di terreno, dall'epoca dell'ultima somministrazione e dalla taglia della pianta (alcuni agricoltori dicono che bisogna distribuire, in quantità, tanto letame quanto frutto porta la pianta). Nei terreni in pendenza conviene sistemare il letame o il composto a monte della pianta. Buona norma può essere la consociazione, ogni due anni, con leguminose da granella, da fieno o da sovescio (Tab. 3).

La concimazione di produzione

nell'uliveto biologico

1mo anno

Concimazione verde

+ cornunghia

1 q/ha

2do anno

Concimazione verde

+ farina di carne e ossa

1 q/ha

3zo anno

Letame semi maturo

200 q/ha

4to anno

Concimazione verde (sovescio)

+ cornunghia

1 q/ha

5to anno

Concimazione verde

+farina di carne e ossa

1 q/h

6to anno

Letame semimaturo o maturo

200 q/ha

Oltre al letame e al composto possono essere utilizzati: liquami di stalla (senza imbrattare le foglie), guano, farina dì ossa, cornunghia (3-5 q/ha), sangue, residui di lana (non trattata chimicamente), cuoiattoli (non trattati) e peli, scarti di pesce, residui di frantoio, residui di carta, segatura, paglia, foglie secche, residui di ortaggi, scarti di cucina ecc. Si consiglia di non spargere materiale non maturo sotto le piante per evitare il rischio di portare e/o favorire malattie all'apparato radicale e aereo. Dalle operazioni periodiche di potatura dell'oliveto possiamo ricavare una considerevole quantità di sostanza organica vegetale di prima qualità. Negli ultimi anni è stata sperimentata con successo la trinciatura delle fronde di potatura a scopo fertilizzante con l'utilizzo del trinciasarmenti azionato dalla presa di forza del trattore. I rami di potatura dovranno prima essere sbrancati, per eliminare i durissimi legni dell'olivo di diametro superiore a 2-3 cm, che non potrebbero essere triturati, mentre la fronda verrà allineata in "andane" per permettere una trinciatura rapida e omogenea. Nelle aree di coltivazione più umide e fresche, le fronde trinciate dovranno essere lasciate in superficie per costituire una pacciamatura nell'interfilare, mentre nelle aree più calde verranno interrate con una lavorazione superficiale per favorirne una rapida trasformazione evitando che il sole le secchi disperdendo una parte degli elementi nutritivi. La trinciatura dei rami di potatura può costituire, da sola, una buona fertilizzazione vegetale che potrà essere completata dall'aggiunta di un concime organico azotato e fosfatico.


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