compostaggio delle acque di vegetazione

Lo smaltimento delle acque di vegetazione sta diventando un problema sempre più grande, soprattutto per frantoi medio-piccoli, a causa di quattro fattori fondamentali:

1. La natura altamente inquinante dello scarto oleario;

2. La scarsa trattabilità con sistemi tradizionali biologici;

3. L'elevata produzione in certi periodi dell'anno per frantoi i cui serbatoi di stoccaggio sono insufficienti;

4. Le fermentazioni che avvengono all'interno dei serbatoi di raccolta, che comportano il rilascio di sostanze maleodoranti. Questi problemi portano i piccoli frantoi ad intraprendere uno spargimento dei reflui su terreni spesso inpraticabili o su colture con esigenze idriche non necessarie per far fronte all'insufficienza dei dispositivi di stoccaggio.

Sono stati presi in considerazione vari metodi fisici, fisico-chimici e biologici i quali talvolta funzionanti, ma sempre costosi servono per la riduzione del volume.

Il processo biologico anaerobico principale è la codigestione con fanghi di depurazione. Anche se costoso è stato proposto un processo costituito da una prima fase aerobica sulla quale agiscono funghi filamentosi che degradano la componente polifenolica, e da una fase anaerobica. Non essendo possibile applicare questi sistemi a quasi tutti i frantoi si è proposto un trattamento alle acque di vegetazione che consiste nella combinazione del residuo oleario con residui ligno-cellulosici in rapporto di 3:1 e nella successiva ossidazione tipica del compostaggio. I primi esperimenti con questo tipo di processo effettuati su acque di vegetazione e sanse controllavano la stabilizzazione in cumuli statici areati con controllo di temperatura. Una volta stabilita la possibilità di utilizzare questo metodo la ricerca si è spostata all'accorciamento dei tempi (3/6 mesi).

Il supporto applicato alle acque di vegetazione, costituito da legno tenero come il pioppo e tiglio, deve essere compatibile con gli scambi gassosi delle reazioni biologiche; dopo massimo otto ore la miscela viene trasferita in impianti di compostaggio a bioreattoriaperti. Questo tipo di processo permette il trattamento di matrici organiche anche ad elevata umidità per l'ottenimento di compost di qualità. Il processo che permette questo tipo di trattamento è detto " trincea dinamica areata": l'apporto di ossigeno è garantito dalla combinazione della biomassa mescolata con l'insufflamento aria; il bioreattore è cosituito da corsie o vasche aperte provviste di macchina rivoltatrice e fresatrice. La macchina rivoltatrice serve non solo all'insufflamento dell'aria, ma anche al rivoltamento della biomassa per garantire una reazione omogenea; l'insufflamento forzato di aria scatta automaticamente quando la biomassa raggiunge i 55°C.

Dopo la fase di stabilizzazione di cinque settimane la miscela è sottoposta ad un ulteriore fase di maturazione che dura tre settimane su cumulo statico su pavimentazione.

Questo tipo di processo deve presentare controlli su vari parametri ta i quali la temperatura, l'umidità, il pH e la fitotossicità. La resa in compost è circa del 60% e questo tipo di processo fornisce un prodotto al 35% di umidità; il prezzo è di circa cinquanta euro per metro cubo, mentre quello per il recupero del compoost venduto è di circa ventotto euro su metro cubo. Le varie prove di spargimento diretto delle acque di vegetazione hanno portato a verificare una assenza di benefici per le coltivazioni o addirittura tossicità per il pH acido e per l'elevata presenze di plifenoli; le acque di vegetazione hanno invece un effetto benefico sui lieviti. Ci sono stati invece riscontri molto positivi riguardanti lo spargimento del compost su territorio in quanto il compost derivante da trattamenti come quello descritto in precedenza hanno effetti benefici sulla biofertilità del terreno.


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