avversità e parassiti del olivo

AVVERSITA' E PARASSITI > introduzione

Servirebbe ben poco quello che abbiamo detto fin qui se l'olivicoltore non facesse attenzione e non applicasse tutti gli accorgimenti tecnici e pratici per limitare al massimo le numerose avversità e i numerosi parassiti che danneggiano l'olivo. Per ridurre il pericolo di malattie bisogna evitare l'umidità e favorire l'insolazione e la ventilazione della vegetazione; fare una potatura adeguata per togliere tutte le parti malate, che vanno distrutte con il fuoco; pennellare l'olivo ogni 8-9 anni con poltiglia bordolese; irrorare periodicamente (anche se non ci sono attacchi) con propoli (prodotto delle api) ogni anno. Il propoli viene usato come estratto alcolico al 20% e come estratto acquoso al 10%, i due estratti vengono mescolati nella proporzione di 100-150 cc della soluzione alcolica e di 50-100 cc della soluzione acquosa, già arricchita di lecitina di soia all'1%, per 100 litri di acqua. Alcune ditte che commercializzano mezzi tecnici per l'agricoltura biologica offrono il prodotto già pronto da usare. Per la difesa fitosanitaria, un ettaro tradizionale di oliveto, richiede un impegno di circa 30-40 ore per anno, Il costo per i trattamenti antiparassitari è pari al 5-9% dei costi complessivi di produzione.

AVVERSITA' E PARASSITI > avversità

Delle avversità di carattere ambientale abbiamo già scritto precedentemente ma ne facciamo qui un breve riassunto. Umidità. è necessario assicurare un buon drenaggio al terreno e non impiantare in zone con umidità aerea persistente. Grandine. La grandine è particolarmente dannosa quando colpisce nel periodo che va dalla fioritura alla maturazione dei frutti. Dopo l'evento atmosferico asportare con una potatura energica le parti colpite e combattere le screpolature della corteccia con poltiglia bordolese. Vento. Può spezzare i rami, far cadere fiori e frutti e, in qualche caso, sradicare le giovani piante. Gelo. Se i danni si limitano alle branche e ai rami, bisognerà intervenire subito con la potatura tagliando sotto la zona devitalizzata. Il legno di potatura dovrà essere allontanato dalla pianta per evitare attacchi, nell'anno seguente, di fleotribo. Secco. Un caldo eccessivo, accompagnato da lunghi periodi di siccità, può nuocere notevolmente all'olivo. Le drupe si essiccano durante la maturazione per l'evaporazione del contenuto acquoso e perché non ricevono la linfa. Per evitare l'eccessivo riscaldamento si usava, soprattutto al sud, imbiancare con latte di calce i fusti esposti al sole per proteggerli dall'eccessiva insolazione.

AVVERSITA' E PARASSITI > malattie crittogamiche

Rogna (Pseudomonas savastanoi). è una delle principali batteriosi conosciute e attacca i rami, le foglie, le radici e il tronco; si presenta con tubercoli screpolati, duri e bruni causati da aperture prodotte da avversità, infezioni oppure da traumi. L'elevata piovosità primaverile accompagnata da temperature miti favoriscono l'attività del patogeno. I danni sono dovuti alla sottrazione di materiali plastici con conseguente diminuzione della produzione anche del 30%. Alcuni studiosi americani hanno rilevato anche un certo peggioramento qualitativo delle olive e dell'olio. In via preventiva, non bisogna provocare ferite alla pianta durante la raccolta, con la bacchiatura; disinfettare con prodotti rameici gli organi di taglio quando si effettua la potatura delle piante infette e si passa da una pianta all'altra. Nelle zone dove questa batteriosi si presenta ogni anno con una certa gravità, effettuare 1-2 trattamenti invernali con poltiglia bordolese aI 2% in corrispondenza con ritorni di freddo, grandine ed eventi atmosferici che possono provocare lesioni sui rami. I tubercoli si asportano con arnesi da taglio che debbono essere disinfettati con la fiamma prima di passare a una nuova pianta; il taglio va, quindi, disinfettato con poltiglia bordolese al 2% e poi spalmato con mastice a freddo per innesti. Il materiale infestato va asportato (anche con la potatura) e bruciato.

Carie o lupa (Fomes igniarius, Polyporus fulvus). Colpisce la ceppaia, il tronco e le grosse branche. Si manifesta con una lenta distruzione e corrosione dell'apparato tegumentale. Il legno infetto è fradicio, spugnoso e di colore giallastro e va asportato, a fine inverno, con la sluppatura. Se viene tolto molto materiale può essere conveniente sostituire definitivamente la pianta (ma può essere utile anche rinforzarla meccanicamente con cemento). Il tronco va pennellato come per la rogna ma, se la ceppaia è stata colpita in profondità, può essere utile spalmare del catrame o del solfato di ferro al 10%.

Fumaggine (Capnodium eleaphilum, Cladosporium herbarum). Si forma su tutta la superficie della pianta una irregolare incrostazione fuligginosa, grigio-nerastra, la cui diffusione è favorita dalla presenza della malata secreta da fitofagi (cocciniglie) oppure dalla pianta medesima. Lo sviluppo viene favorito da temperature elevate, motivo per cui, questa malattia, è maggiormente diffusa nel sud d'Italia. Se è dovuta alla presenza della cocciniglia, si interverrà con l'olio minerale (2%) aggiunto alla poltiglia bordolese all'inizio della primavera e a fine luglio-inizio agosto. Lo stesso trattamento è utile anche quando la fumaggine è di origine fisiologica.

Occhio di pavone, cicloconio o vaiolo (Cycloconium oleaginum). Produce sulle foglie macchie circolari a strisce giallo-brune che ricordano le penne del pavone. Colpisce anche peduncoli, piccioli, rametti e frutti. il patogeno sopravvive nelle foglie ammalate rimaste sulla pianta o a terra. Si.sviluppa principalmente in zone con terreni argillosi-compatti, in olivi con potatura stretta, in oliveti siti in vallate umide e nelle annate caratterizzate da una elevata e prolungata umidità associata a temperature oscillanti intorno ai 12-15 0C. L'occhio di pavone provoca intense defogliazioni particolarmente dannose per le piante giovani. Si può prevenire utilizzando varietà resistenti (Leccino, Leccio del Corno, Madonna dell'Impruneta, Olivastro, Piantone di Falerone). Si cura con ammendamenti ai terreni argillosi, potatura larga della chioma, appropriata concimazione (senza eccessi di azoto) e con due trattamenti con prodotti rameici. Il primo trattamento, con poltiglia bordolese all'1% sarà effettuato in ottobre e il secondo, con ossicloruro di rame e calcio sarà effettuato verso marzo. è possibile effettuare una diagnosi precoce della malattia evitando, così, di fare trattamenti inutili. Basta immergere una certa quantità di foglie in una soluzione di soda caustica al 5% (50 g/I di acqua) alla temperatura di 50-60 CC Se entro tre minuti, sulle foglie, compaiono le tipiche macchie tondeggianti scure, allora vuoi dire che il fungo è presente ed è necessario intervenire come sopra indicato.

Piombatura o cercosporiosi (Cercospora cladosporioides). Il patogeno attacca soprattutto le foglie giovani sulla cui pagina inferiore si sviluppa una muffa di color grigio piombo. Sulla pagina superiore si sviluppano macchie giallastre o brune, mal definite. Le foglie colpite in autunno cadono nella primavera successiva. Esistono varietà di olivo particolarmente sensibili alla piombatura: Biancolilla, Calatina, Etnea, Frantoio, Moraiolo, Moresca, Nocellara, Ogliarola messinese, Quercetana, Rosciola, Tonda iblea. Normalmente, la malattia viene controllata dai trattamenti autunnali e primaverili effettuati contro l'occhio di pavone.

Lebbra (Gloeosporium ollvarum). Lo sviluppo della malattia è favorito da un andamento climatico caldo, in genere, dopo le piogge autunnali sulle olive in maturazione. Si formano delle macchie estese, rotondeggianti, raggrinzite, bruno nerastre, con pustole gessose o cerose di colore marrone o rosato. Le olive colpite cadono in terra o, comunque, forniscono un olio di scadente qualità (rossastro, torbido e acido). La malattia può colpire anche i giovani rametti. Per contrastare la lebbra si possono effettuare, all'invaiatura delle drupe e in presenza di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo dell'infezione, 2-3 trattamenti, distanziati tra loro di circa un mese, con prodotti a base di sali di rame.

Muschi e licheni Si tolgono raschiando il tronco e i grossi rami con guanti a maglie ferrose e altri attrezzi per asportare le squame secche di corteccia e tutta la vegetazione parassitaria. Il tronco, poi, viene pennellato con poltiglia bordolese.

AVVERSITA' E PARASSITI > fitofagi

Mosca dell'olivo (Dacus oleae). Le larve neonate della mosca scavano gallerie tortuose e irregolari nelle olive provocando ingenti danni, In media, in un anno, si sviluppano da 3 a 6 gene razioni di questo parassita. In aprile maggio avviene lo sfarfallamento dei primi individui adulti. Le prime infestazioni si verificano, tuttavia, solo a fine giugno o in luglio. Le olive infestate cadono a terra e hanno una resa in olio minore e una qualità scadente (con elevata acidità). Particolarmente dannose sono le infestazioni dei mesi di settembre-ottobre. Le zone olivicole più facilmente infestate sono quelle marittime e quelle del centro-sud Italia. La mosca (in particolare le femmine) è ghiotta di sostanze zuccherine e proteiche che trova in succhi di frutta dolci, nei fiori, nella melata di cocciniglie e di afidi. Per questo è possibile predisporre delle trappole-esca dove vengono immesse: melassa di barbabietola o di canna da zucchero (10 %), piretro (0.5%) e acqua. La mosca, dopo aver succhiato il preparato muore. In commercio si trovano molti tipi di trappole-esca. Nelle trappole-esca si possono usare anche i ferormoni sintetici che funzionano come le sostanze zuccherine. Le trappole-esca esercitano un'azione di richiamo sulle mosche che si trovano in un raggio di 5-10 m. Si utilizzano anche le trappole cromotropiche, di colore giallo, imbrattate di colla da tutti e due i lati. Si installano per ogni pianta, all'inizio degli attacchi segnalati dalle trappole ai ferormoni (2-3 per ogni ettaro). Gli adulti, attirati dal colore, resteranno attaccati. Ma il metodo ha il difetto di non essere selettivo. Si consiglia di piantare negli oliveti alcune varietà più precoci in modo da attirare su di esse le mosche e quindi catturarle con le trappole. La vicinanza agli olivi degli alberi di quercia può risultare utile poiché gli insetti gallicoli ospitati sulle querce sono il cibo preferito degli iperparassiti (divoratori) della mosca delle olive. Essi contribuiranno a limitare la moltiplicazione del parassita. è sconsigliato, invece, tenere alberi di fico vicino all'olivo perché la mosca troverebbe molto alimento nel periodo fine agosto-settembre, quando, per la siccità estiva, l'olivo non è succulento. Le olive raccolte con un certo anticipo e sottoposte subito a frantura forniscono olio di qualità migliore perché lo sviluppo delle larve viene arrestato prima che i frutti siano rovinati completamente. è indispensabile altresì la raccolta quasi completa del prodotto per non lasciare olive con la mosca sul terreno. Più la pianta ha ricevuto abbondanti concimazioni e/o abbondanti irrigazioni e più è esposta agli attacchi della mosca. Si conoscono più di cinque specie di insetti che parassitizzano la mo sca, particolarmente attivi nelle zone olivicole inserite in un eco-sistema equilibrato (in particolare quello umbro). è stata anche provata più volte la lotta biologica con l'uso di insetti importati da altri continenti ma con risultati ancora non del tutto positivi.

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A)Adulto di Opius concolor, imenottero predatore della mosca dell'olivo.

B) Tignola: adulto e larva.

 

Tignola (Prays oleae). Le larve della prima generazione attaccano le foglie in inverno, quelle della seconda generazione rodono i fiori, le larve della terza generazione penetrano nei frutti e forano il nocciolo. Gli attacchi della tignola si fanno particolarmente virulenti nelle zone olivicole del Sud Italia. La tignola ha parecchi nemici naturali efficaci (quattro specie di iperparassiti). Alcune particolari condizioni climatiche disturbano lo sviluppo dell'insetto. Per esempio, gli stadi giovanili, vengono falcidiati dalle basse temperature invernali. Lo sviluppo della popolazione si controlla con le specifiche trappole a ferormoni (1-2 per ettaro), verificando due volte la settimana il numero delle catture (per le olive da olio, la soglia di tolleranza è stabilita in cento catture per settimana). Per il controllo diretto, buoni risultati sono stati ottenuti con la distribuzione dei preparati commerciali a base di Badilus thuringiensis che è risultato essere molto attivo nei confronti delle giovani larve nel momento in cui stanno per entrare all'interno dell'oliva. La soglia di intervento è stata fissata al momento dell'infestazione deI 10-15% delle infiorescenze. L'uso di questo prodotto microbiologico, però, non è ancora consentito sull'olivo.

Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides). è un coleottero di color nerastro che scava gallerie sotto l'ascella dei rametti deperiti e sofferenti e alla base dei peduncoli dei frutticini. Gli insetti escono in marzo dalle gallerie. I rametti colpiti si seccano e, fiori e frutti, cadono. Per ridurre gli attacchi occorre irrobustire le piante con concimazioni e irrigazioni corrette in modo che la pianta sia in grado, il più possibile, di autodifendersi. è consigliabile lasciare sotto la pianta, nella zona ombreggiata, fino a maggio, i rami della potatura in modo che il fleotribo possa rifugiarsi in essi e, successivamente, essere distrutto con il fuoco.

Fleotripide (Phieotrips oleae). Punge e succhia le parti verdi della pianta. La puntura irrita i tessuti interessati i quali non crescono e si deformano. Vive generalmente nelle screpolature della corteccia. Una buona difesa contro questo parassita può essere fatta con: una potatura invernale energica; l'asportazione delle parti maggiormente colpite e la bruciatura delle ramaglie; la raschiatura e pulitura del tronco e delle branche principali; la pennellatura con poltiglia bordolese.

Ilesino (Hylesinus oleiperda) Scava gallerie (nella zona compresa fra la corteccia e il legno) nelle parti adulte delle piante in deperimento. Contro di esso conviene aumentare la vigoria della pianta e portare in superficie le parti colpite, asportando la corteccia e pennellando con poltiglia bordolese.

Celidonia o moscerino suggiscorza (Clinodiplosis oleisuga). Le larve gregarie di questo dittero determinano alterazioni cambiali, localizzandosi sotto la corteccia che si distacca, dando origine alla distruzione del cambio, necrosi e disseccamento di una porzione di ramo. I rami attaccati deperiscono e vengono attaccati dagli scolitidi. Per combattere la cecidonia bisogna raccogliere e bruciare i rami colpiti.

Rinchite (Coenarrhychus cribripennis). Gli adulti dell'insetto compaiono a metà maggio e fino a fine luglio si alimentano compiendo fori nelle foglie. Dopo l'accoppiamento, le femmine scavano nelle olive un pozzetto, che raggiunge il nocciolo, in fondo al quale depongono un uovo. In corrispondenza dell'ingresso del foro si formano degli infossamenti dei tessuti.


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